UN SILENZIO PIENO DI VITA

Spesso basta seguire una rappresentazione delle Danze Sacre di Gurdjieff per accorgersi chiaramente che in quel silenzio, punteggiato solo dal ritmico battere del tamburo, ai partecipanti sta succedendo qualcosa di molto importante; per venire coinvolti nel loro profondo spazio di centratura e consapevolezza. In una precedente intervista (Osho Times del marzo 2000) Ma Prem Vasanti ci ha raccontato le lunghe e avventurose ricerche tra i discepoli di Gurdjieff alla riscoperta delle Danze Sacre, adesso le abbiamo chiesto di parlarci delle sue esperienze come insegnante di questa affascinante tecnica di meditazione.


"Anche un assoluto principiante può ricavare una profonda esperienza di meditazione con le Danze Sacre di Gurdjieff, non c'è bisogno di averle praticate per lunghi anni," ci dice Vasanti, che insegna questa tecnica sia all'Osho Meditation Resort di Pune che in Italia (sarà anche presente al prossimo Festival di Varazze 2001).
Questi movimenti, che George Gurdjieff ha in parte creato ex-novo e in parte scoperto nei suoi viaggi 'in cerca del miracoloso', continuano a essere praticati da alcuni gruppi di 'ricercatori della verità' in varie parti del mondo. Lo scopo principale delle Danze è la ricerca interiore, che può essere poi, nelle diverse situazioni, chiamata in vari modi: meditazione, aumento della consapevolezza, crescita interiore armoniosa, lavoro su di sé, osservazione di se stessi, servizio del creatore infinito…
Nel mondo di Osho la partecipazione a seminari e workshop di 'Danze Sacre' è aperta anche ai 'debuttanti', a differenza delle più classiche organizzazioni gurdjieffiane dove talvolta, ci informa Vasanti "ci vogliono due anni di 'lavoro su di sé' per poter 'forse' accedere alle Danze".
Questa totale apertura, nei suoi workshop, le sembra assolutamente corretta, e ci spiega: "È vero, siamo aperti anche ai debuttanti. I nuovi meditatori, e i nuovi danzatori, sono la mia passione in questi giorni: innanzitutto mi sono accorta di come spesso una mente aperta - e un cuore aperto - possano costituire la cosiddetta 'fortuna del principiante' È una specie di regalo di benvenuto: in seguito può darsi che occorra del tempo per ritrovare consapevolmente quella immediatezza e spontaneità… E poi, ancora più importante, il contesto in cui poniamo i Movimenti è quello di Osho: la sua visione, la preparazione alla meditazione che lui ci insegna. Chi si avvicina al mondo di Osho è già su un percorso di ricerca interiore, il contesto in cui sono nate originariamente le danze. Quindi questo nostro metodo "improvviso" non è poi qualcosa di così strano, ma è la ricetta originaria; inoltre, perfino tra i gurdjieffiani ci sono insegnanti che optano per una trasmissione veloce dei movimenti. Uno degli insegnanti con i quali ho avuto contatti (da 50 anni nel mondo di Gurdjieff) dice che proprio l'insegnamento graduale è il problema dei gurdjieffiani super-ufficiali, quelli della Gurdjieff Foundation. Dice che se il 'Lavoro' di Gurdjieff ha come obbiettivo la trasformazione delle persone - e su questo nessuno ha dei dubbi - allora c'è qualcosa che non va nei metodi di insegnamento, perché queste persone in 20 anni non sono state trasformate affatto… e secondo lui questo succede perché apprendendo - per esempio le danze - in maniera 'ragionevolmente' lenta, la mente pian pianino può 'seguire', si adegua, interpreta… e continua a controllare tutto. E invece noi vogliamo andare oltre la mente".
Un insegnamento più veloce porta chi pratica le Danze a una specie di punto di arresto, la mente non riesce più a controllare tutto, "si crea una specie di sovraccarico mentale," spiega Vasanti "e siamo costretti a usare solo la nostra perseveranza e la nostra attenzione fino al punto in cui… la danza semplicemente accade; si riesce così a scoprire uno strato di se stessi col quale non si è solitamente, o facilmente, in contatto. Queste danze ci fanno scoprire che siamo più di una semplice mente - in Occidente siamo convinti che al di sopra della mente non ci sia altro - ma usando la presenza e l'attenzione ci accorgiamo come la mente non sia il padrone ma uno strumento utilizzabile dalla consapevolezza. Con le Danze cerchiamo di cambiare la nostra consapevolezza: aumentarla, dilatarla, approfondirla. Non siamo interessati ad aumentare il nostro bagaglio di conoscenze. D'altra parte c'è anche un certo valore nella ripetizione sistematica e graduale. Perciò noi ci serviamo di entrambi i sistemi: a volte entriamo bene nei dettagli, a volte ripetiamo per ore lo stesso movimento… e anche questo serve ad andare al di là della mente! Un altro grande valore della ripetizione è che ci consente di trovare un maggiore contatto con il nostro corpo fisico e con l'energia che lo attraversa. Si può così pervenire a un'altra dimensione delle Danze, e cioè il loro aspetto sacro: attraverso i nostri corpi una legge universale, divina, può manifestarsi, discendere sulla terra, è un concetto espresso originariamente da Bennett (un discepolo di Gurdjieff molto amato e seguito). Una simile terminologia può apparire forse strana, esoterica, tuttavia rispecchia esattamente un'esperienza conosciuta ai Danzatori Sacri."
Una delle indicazioni che Osho aveva dato per i primi gruppi di Danze Sacre, è di insegnare in silenzio. A Pune gli istruttori delle Danze hanno sperimentato con diversi tipi di silenzio. "All'inizio, per evitare le parole, utilizzavamo la mimica," ci racconta Vasanti. "Con la voce contavamo solo i numeri - che ci servono per indicare le varie posizioni nelle danze - e tutte le altre indicazioni venivano date con gesti delle mani. Io sono giunta alla conclusione (per ora: i lavori sono perennemente in corso!) che un modo più autentico di essere in silenzio è di essere quieta dentro, in uno spazio di non-mente, e lasciare veramente che solo quelle parole, quei gesti che sono ancora rilevanti - anzi, irrefrenabili a partire da questo spazio - si manifestino. Se non ci sono informazioni o azioni che richiedano di essere espresse, non dico e non faccio altro che attenermi alla struttura (le Danze). Naturalmente non sempre questo spazio di silenzio 'illuminato' è lì, a mia disposizione, e può anche succedere che mi accorga che uno dei partecipanti sia in uno spazio di non-mente più profondo del mio… In realtà, nell'insegnamento delle Danze Sacre, chi conduce si trova nel duplice ruolo di timonare la nave e di esserne anche passeggero.
La mia preparazione nelle Danze è un aiuto tecnico che sono nella posizione di poter dare, ma al di là di questo l'intelligenza del gruppo prende il sopravvento, e l'insegnante si trova 'scavalcato': è quello che accade nel migliore dei casi e così anche l'esperienza delle altre persone diventa essenziale nello sviluppo di questo lavoro. L'attenzione è verso il silenzio: come rendere le danze (e con loro i danzatori) più silenziose ed essenziali. È un processo alchemico. Si torna all'importanza di manifestare la dimensione del divino che è sempre presente, ma alla quale raramente, nella vita quotidiana, si riesce ad accedere… e qui mi viene in mente Osho quando ci guida nella meditazione serale del let-go portandoci dalla periferia al centro silenzioso del nostro essere".

"L'intero lavoro di Gurdjieff era scientifico. Stava davvero tentando di creare una meta-scienza dell'armonia spirituale - scientifica quanto la fisica o la chimica o la matematica… ha lasciato tutti i piani per questo - hanno solo bisogno di essere sviluppati." OSHO

 

Pubblicato su Osho Times edizione Italiana dicembre 2000 www.oshoba.it


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