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VICENZA (2 gennaio) – «Ai governanti e ai politici chiediamo che Matteo sia l’ultimo martire di una guerra senza senso»: lo chiede il frate cappuccino Albino Boscolo, uno dei responsabili della parrocchia del santuario Madonna dell’Olmo, a Thiene, frequentata da Matteo Miotto, l’alpino morto venerdì scorso in Afghanistan.

Nella chiesa della parrocchia il giovane partecipava alle messe quando era a casa: l’ultima l’estate scorsa, qualche giorno prima di partire per l’Afghanistan. «Non spetta agli uomini di Chiesa – precisa frate Albino – entrare negli aspetti politici, ma noi al Signore chiediamo che Matteo sia l’ultima vittima di questo martirio». Il religioso ricorda che la presenza in Afghanistan «viene chiamata missione di pace», ma appare sempre più segnata da quello che ha definito, con l’intento di offrire un’immagine forte, «il massacro» di tante vite tra i militari italiani, ma anche tra gli americani e gli inglesi.

«La prima cosa che verrebbe spontaneo dire è che questi giovani tornino a casa, ma in realtà probabilmente è necessario che certe missioni continuino per riportare la pace in Paesi martoriati. Mi piace però pensare che esistano altri sistemi per riportare la pace che non attraverso la guerra: i nostri ragazzi vengono armati, così come lo sono i soldati locali. E con le armi non si costruisce la serenità e l’amicizia». Da venerdì pomeriggio Miotto viene ricordato in tutte le messe celebrate dai cappuccini. Oggi, come in tutte le domeniche, ne sono state celebrate sei. E la figura dell’alpino vicentino è stata ripetuta continuamente.

«Ci è piaciuto ricordarlo e continueremo a farlo – continua – come un uomo di pace, un ruolo di cui Matteo era orgoglioso». Nell’omelia di oggi fra Albino ha riportato la frase di Gesù Cristo che dice «Beati gli operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio». «Matteo era sicuramente un operatore di pace, ne era ben conscio anche lui», ha concluso il frate cappuccino.

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