Web sulla Villa Reale di Monza – Indice

La Storia

La prima notizia storica sul progetto della Villa Reale è uno scritto del Piermarini – inviato direttamente alla corte di Maria Teresa d’Austria – nel quale l’architetto proponeva di realizzare il complesso edilizio rivolgendone il fronte principale verso l’abitato di Monza. Si può vedere in questa prima proposta la volontà di privilegiare il rapporto con la città ponendo in subordine le relazioni con il restante territorio circostante. Se ne potrebbe dedurre che il Piermarini tendesse, con la sua architettura, a prestare più attenzione alle esigenze funzionali e di rappresentanza della corte piuttosto che al ruolo (ben caratterizzato nei secoli) di Monza nei confronti del suo contado. La stessa individuazione del sito, nella zona più sopraelevata e a nord della città, testimonia della voluta relazione urbana~ il collegamento della Villa con il previsto teatro Arciducale sarebbe avvenuto senza la mediazione dei boschetti; in modo quindi più diretto e lasciando percepire il collegamento con Milano sull’asse storico della vecchia strada Postale (l’attuale S.S. 36).

Nel progetto definitivo poi realizzato sarà invece privilegiato il rapporto con il territorio, e sarà esaltato proprio dalla negazione dell’affaccio principale verso la città, sottolineato dalla creazione del nuovo asse direzionale estovest rappresentato dal viale C. Battisti. Anche la scelta della pianta a U, cara alle ville di delizia, ha lo stesso significato. Le relazioni fra queste ville – dal 1600 e fino al periodo dell’industrializzazione – hanno costituito il principale sistema della mobilità nel territorio brianteo (nonché una delle più importanti innovazioni in quel paesaggio agrario). La preoccupazione del Piermarini però non fu quella di inserire la nuova residenza nel sistema delle Ville di delizia, ma quella di caratterizzare inequivocabilmente, anche usando il fuoriscala, un polo rappresentativo del nuovo potere politico ed economico.

Le scelte architettoniche sono funzionali a questa caratterizzazione. Le modanature, le decorazioni adottate nelle facciate, il ritmo ed il taglio stesso delle finestre, il sistema delle corti interne esaltano la Villa Reale come “Palazzo” piuttosto che come residenza nobiliare di campagna. Potremmo quasi dire che il Piermarini ha voluto realizzarvi – con i valori di allora: per la Restaurazione l’epoca feudale non era conclusa – un nuovo Centro direzionale. C’è dell’altro: nell’impianto tipologico scelto per la íl viale C. Battisti visto dal Rondò. La Villa manca del tutto una zona porticata la quale invece, nelle ville del Palladio, era funzionale ad esprimere architettonicamente il nuovo rapporto tra la classe dirigente veneta e la campagna, riorganizzata secondo modelli innovatori anche dei rapporti di produzione. L’architetto ha invece ben altre ambizioni per il suo progetto. Pur armonizzando il nuovo complesso con il centro abitato di Monza mediante l’inserimento dei boschetti, pur attestando a sud del Pratum Magnum il Nuovo Teatro Arciducale (è sempre stata buona norma dei dominatori – ce lo dimostra il Macchiavelli – inserirsi con mercato allargato nei Paesi assoggettati rispettandone però costumi e tradizioni) ha cercato espressioni di magnificenza civile del tutto inedite.

Realizzando il nuovo vialone est-ovest, quel vialone che in periodo napoleonico verrà completato fin al rondò di Sesto, il Piermarini prevede di collegarsi direttamente con Milano (pervenendovi dalla porta orientale, può giungere al Palazzo Reale cui dà nuova monumentalità).

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