Decoder, Consumatori In Rivolta

Codacons e Adusbef denunciano Stream e Telepiù. Anche il governo pensa alla via giudiziaria

di STEFANO CAVIGLIA

ROMA – Scoppia la rivolta contro l’arroganza di Stream e Telepiù sul decoder unico. Le associazioni dei consumatori hanno denunciato ieri le due pay tv al Tar, alle procure di Roma e di Milano e all’Antitrust, con accuse che vanno dall’associazione per delinquere alla formazione di un cartello, alla truffa. Nel momento in cui inizia il campionato di calcio di serie A, il governo e l’Authority per le Comunicazioni si trovano spiazzati dall’ ennesima “melina” delle due pay tv e stanno freneticamente cercando di capire in che modo cavarsi dal garbuglio in cui si trovano.

Il sottosegretario alle Comunicazioni, Vincenzo Vita, ha annunciato ieri l’intenzione di chiedere all’Avvocatura dello Stato quali iniziative potrà prendere il governo per riportare all’ordine le due società. “Quel che sta accadendo – ha detto il sottosegretario – è gravissimo. Il ministero è intenzionato ad agire nei limiti delle sue competenze per il ripristino della legalità”. Significa che lo stesso ministero, come le associazioni dei consumatori, potrebbe ricorrere entro pochi giorni alle vie legali contro i due oligopolisti delle tv a pagamento.

Dall’Autorità delle Comunicazioni non viene fuori, per ora, alcun orientamento ufficiale. “Il Consiglio – ripetono da giorni – è fissato per mercoledì prossimo. In quella sede l’Authority prenderà le sue decisioni”. Ma le ultime due giornate sono state scandite dalle conversazioni continue fra il Garante, Enzo Cheli, e il sottosegretario Vincenzo Vita, alla ricerca di un meccanismo che consenta di ripristinare la legalità violata spavaldamente da Stream e Telepiù.

La gravità della situazione e i rischi che comporta per l’immagine stessa dell’Autorità ormai non sfuggono più a nessuno. Per questo è praticamente certo che dal Consiglio di mercoledì arriverà come minimo una seconda multa da 500 milioni (la prima è stata di 300) e forse anche un ultimatum con una scadenza al termine della quale l’Authority sospenderebbe l’autorizzazione a trasmettere a entrambe le pay tv. Quel che è certo è che l’irritazione cresce di ora in ora anche fra i consiglieri dell’Authority. “Non capisco – dice uno di loro chiedendo di non essere citato – come Stream e Telepiù possano pensare di continuare a violare la legge fino ad aprile 2001, senza che noi si faccia nulla. Su questo l’Authority rischia la faccia”. La logica del comportamento di Stream e Telepiù? “Cercano di utilizzare la normativa per farsi la guerra l’un l’altro. Specie i francesi, con un atteggiamento un po’ colonialista”.

Ma fra le incognite c’è anche quella che riguarda i reali poteri dell’organismo guidato da Enzo Cheli. La legge gli attribuisce il potere di infliggere sanzioni a chi viola la normativa. Ma poiché Stream e Telepiù insistono con due proposte diverse per la fase transitoria (da adesso a fine aprile, quando ci sarà il decoder unico), l’interrogativo ora è il seguente: può l’autorità indicargli il modo di mettersi in regola nella fase transitoria? Un tale pronunciamento taglierebbe la testa al toro, togliendo alle due pay tv l’alibi di non poter far nulla perché in disaccordo su cosa fare.

Uno stratagemma a cui Stream e Telepiù hanno fatto ricorso ininterrottamente negli ultimi giorni. La prima, proponendo di concedere il decoder gratis, ma solo a patto che lo facesse anche il concorrente, la seconda indicando la soluzione dello scambio dei pacchetti di programmazione, rifiutata da Stream a spada tratta, nel timore di rimanere schiacciata dalla maggiore ampiezza dell’offerta di Telepiù. Anche ieri il gioco si è ripetuto, con la nuova proposta di Stream di dimezzare il canone di noleggio del decoder, seguita dalla solita formula, solo se lo fa anche Telepiù. Ma Telepiù non ci pensa neanche lontanamente. E infatti ha diffuso subito dopo un comunicato in cui invita Stream a praticare la riduzione per conto proprio.

Ma la soluzione del rebus, alla fine, potrebbe anche venire dalla sventagliata dei ricorsi presentati dalle associazioni dei consumatori. In primo luogo dal Codacons, che sta cercando di affrontare Stream e Telepiù in tutte le sedi possibili. “Abbiamo chiesto al Tar – spiega il presidente Carlo Rienzi – di ordinare a Stream e Telepiù di cedersi reciprocamente i diritti, oppure di percepire il canone solo per la metà, in modo che il totale equivalga al costo di un solo decoder”. E la denuncia riguarda anche i negozi che vendono e affittano i decoder: “Stanno offrendo al pubblico un apparecchio contrario a ciò che prevede la legge. Che sia il Tar o la polizia postale, qualcuno dovrà impedirglielo”.