L’italia Deve Salvare La Commissione Di Bruxelles

Mentre all’avvio del Vertice di Nizza si stanno moltiplicando le ” richieste ” al governo italiano perché difenda tale o tale proposta di riforma, mi sembra doveroso richiamare l’attenzione del Presidente Amato su alcuni punti fondamentali della Conferenza intergovernativa che sono stati oscurati da questioni per lo più di ” polemica italiota “, a cominciare dalla questione della Carta dei Diritti fondamentali.

Il punto centrale di questa Conferenza Intergovernativa è – o quanto meno dovrebbe essere – la salvaguardia della Commissione, del suo ruolo di governo dell’Unione, di garante dell’interesse comune. A questo proposito la proposta di ” compromesso ” che emerge dalla Conferenza Intergovernativa e che prevede la fissazione, seppur differita, di un numero massimo di commissari con una rotazione di questi su base ” egalitaria ” tra i paesi membri è letteralmente folle. Non tanto perché la Germania, come il Lussemburgo e, domani, Malta, si vedranno, a turno, ” esclusi ” dalla Commissione, ma perché conforta una concezione della Commissione come luogo, alla pari del Consiglio, di mediazione degli interessi nazionali e non, come era ed è sempre di meno, espressione dell’interesse europeo, dell’interesse comune. Con un altro piccolo particolare che non andrebbe trascurato : in una Unione allargata con una Commissione composta su base del principio di rotazione egalitaria, dove vigerebbe ancora il principio di collegialità, una maggioranza di commissari provenienti da paesi che ” pesano ” meno del 20% della popolazione europea potrebbe imporre le proprie vedute agli altri. Una situazione che porterebbe immancabilmente i ” grandi ” stati a svuotare la Commissione dei suoi poteri e a trasferirli al Consiglio dove sono meglio ” rappresentati “.

Chi pensa che si possa salvare la Commissione, le sue capacità di governo e di espressione dell’interesse comune in una Unione allargata solo ” aumentando ” i poteri del suo presidente si illude. Non si salva la Commissione senza superare il principio di collegialità e senza rivedere completamente le modalità di nomina dei commissari. Due esigenze che devono essere ” combinate ” con un’esigenza altrettanto fondamentale e sempre trascurata: quella di dare alla Commissione una piena legittimità democratica. Solo il combinato disposto dell’elezione diretta del presidente della Commissione, del conferimento al Presidente della responsabilità politica della Commissione, ivi compresa la scelta dei commissari, e dell’abolizione del principio di collegialità potrebbe ridare alla Commissione il ruolo e la forza che gli avevano voluto conferire i padri fondatori e impedire quindi la sua lenta ma inesorabile trasformazione da Commissione esecutiva in una specie di ” segretariato esecutore ” di decisioni prese dal Consiglio.

Anche su un’altra questione di primaria importanza, quella della riponderazione dei voti in seno al Consiglio, la proposta italo-tedesca, seppur equilibrata, non mi sembra rispondere nel modo migliore ad alcuni requisiti : non è immediatamente comprensibile ai più e obbligherà a revisioni faticose ad ogni successivo allargamento dell’Unione si allargherà. Essendo oltre 20 i paesi candidati tra quelli già dichiarati e quelli virtuali, superare sin d’ora questo problema ha una sua logica, per non dire sagezza. Tanto più che esiste un’altra proposta, ad oggi purtroppo ancora minoritaria, che è sicuramente di più facile comprensione e non necessita di ulteriore revisione, quella della doppia maggioranza: maggioranza della popolazione e maggioranza degli stati membri.

Ultimo punto che dovrebbe trovare una risposta a Nizza o, meglio, da Nizza: il passaggio dai Trattati, molteplici ed incomprensibili ai non addetti ai lavori, ad una vera e propria Costituzione dove vengano chiariti gli ambiti di competenza dell’Unione e degli Stati membri, le competenze delle istituzioni dell’Unione, i diritti e doveri dei cittadini. Un obiettivo ambizioso al quale il Vertice di Nizza potrebbe dare l’avvio fissando un calendario e scegliendo un metodo di lavoro.

Questi sono i punti sui quali l’Italia, Lei Signor Presidente del Consiglio, potrebbe e dovrebbe ” pesare ” con tutta la sua forza. Invece di disperdersi, come si annuncia e temo, in una ” guerricciola annunciata ” per far inserire al Punto 6 del Trattato una menzione, priva di qualsiasi valore giuridico, dell’esistenza di una Carta dei Diritti fondamentali per la quale, per di più, non è previsto nessun meccanismo giurisdizionale, o della lotta all’ultimo sangue perché il Consiglio voti a maggioranza su altre 40 nuove materie piuttosto di 35.

Non sottovalutiamo la difficoltà di difendere queste proposte. Le viviamo nello stesso Parlamento europeo dove i deputati radicali si ritrovano molto spesso isolati insieme a pochi altri deputati federalisti spinelliani. Non dubito che Lei vorrà difendere i principi e le ragioni che sono stati all’origine della costruzione europea. Spero che saprà anche, se necessario, prendere atto di una battuta d’arresto, dire di no ad un secondo pasticcio dopo quello di Amsterdam, rifiutare un compromesso minimalista, incomprensibile per i cittadini e pregiudiziale per il futuro dell’integrazione europea. Auguri quindi.

(*) segretario del Partito Radicale e deputato europeo