Soleinsieme, una sartoria per ricucire vite ferite

Ecco come si fa a mettere di mezzo «il pollo»

Bische clandestine, emozione che costa cara

di Maurizio Silvestri

LIVORNO. Il cassiere in lacrime prega di non scrivere il suo nome. «La banca mi ha licenziato ma ha promesso che non mi denuncerà. Se non finisco sul giornale forse un lavoro lo trovo». In un anno l’hanno rovinato: ha perso i risparmi, l’eredità del padre e quasi un miliardo e mezzo di vecchie lire saccheggiate giorno per giorno dal forziere dell’istituto di credito. Il nostro cassiere era entrato, come si dice, in un brutto giro. «Ognuno di noi, gestori o giocatori diciamo di professione, riesce sempre a trovare qualche «pollo» da spennare – racconta un signore che in un certo giro vive da sempre – Altrimenti ci scontriamo tra noi, ma la cosa rende poco; bene o male sono sempre i soliti soldi che girano. Chi guadagna sempre è il gestore della bisca che ha le sue percentuali». Il «pollo» può essere il conoscente ma possono finire «spennati» anche piccoli delinquenti con le tasche imbottite di soldi per qualche «colpo» andato bene. Soldi freschi arrivano da chi intende riciclarli da altri «affari».

Ed ecco che si entra in una bisca clandestina, non di rado mascherata da circolo ricreativo culturale (ma non tutti i circoli, ovviamente, svolgono attività illecite). Una doppia porta, il «palo» di fronte al locale con un walkie-talkie per segnalare a quelli dentro eventuali arrivi indesiderati di polizia e carabinieri, lo spioncino nella prima porta con un guardiano che ti scruta e ti fa passare solo se sei conosciuto o accompagnato da qualcuno.

Poi la sala, con tavoli dove si gioca a poker, baccarat ma anche a «rosso-nero» o si fanno scommesse clandestine su ogni evento, soprattutto sportivo. L’ambiente può essere più o meno signorile ma al giocatore spesso importa poco. Vuole provare emozioni. «E gliele danno, già da quando prendono le fiches: paga subito il dieci per cento per giocare. Dunque. su 500 euro, ne lascia 50 al locale». Poi comincia il gioco. «La vittima di turno viene depredata un po’ per volta, da più giocatori che lo «mettono in mezzo», giocatori che possono essere d’accordo o meno coi gestori del locale. In ogni caso su ogni importo incassato, si paga una specie di «pallaio» variabile dal 10 al 20 per cento del totale incassato. Il «pollo» viene anche fatto vincere tanto per invogliarlo. Poi arrivano le stangate: una, due, tre. Dipende da quanto uno ha a disposizione o da quanto vuole impegnarsi».

«Si fa presto a perdere, anche perchè in certi giochi, per riprendere i tuoi soldi, devi sempre giocare al raddoppio. Qualche mese fa un tipo ha perso quasi 800 milioni che aveva vinto in una lotteria nazionale. La scorsa settimana, in un altro circolo, un imprenditore ha lasciato 150 milioni in tre sere». Un po’ per quella malattia del gioco che prende certe persone, un po’ per la speranza ed il bisogno di rifarsi, si va avanti fino a quando c’è qualcosa da buttare sul tavolo. «Alla fine intervengono i gestori a «dare una mano». Al perdente si offrono prestiti a tassi molto elevati. Sul momento deve solo firmare assegni o cambiali, ovviamente per importi molto superiori alla somma prestata. Usura? Chiamatela come volete». Cambiali e assegni vengono poi puntualmente rinnovate con altre di importo sempre più alto. Fino alla rovina. E se uno non paga o si rivolge alla polizia? «Di solito pagano tutti – sorride l’amico – Se sono persone che hanno da perdere, anche d’immagine, onorano gli impegni magari vendendo la macchina, la casa. Quelli che non hanno da perdere finiscono all’ospedale. Sempre che non possano dare in cambio altra merce: parlo di droga, meglio se cocaina. Per gestire un locale ci vogliono grinta e decisione: devi fare il duro anche se non ne hai voglia. Devi anche saper tenere i rapporti con gli altri locali. Qualcuno ogni tanto prova a rubare i clienti, offrendo un extra vincita. Ma sono guai; certe scorrettezze si pagano».