Sentenza Dyson: Registrabili I Segni Determinati, Non Gli “esempi”

Sentenza Dyson: registrabili i segni determinati, non gli esempi

La Corte di Giustizia Europea ha confermato che se l’oggetto di una domanda di registrazione di marchio riveste potenzialmente una moltitudine di aspetti differenti, non è dunque determinato, e consiste, in realtà, in una semplice caratteristica del prodotto considerato, esso non costituisce un segno registrabile ai sensi della normativa comunitaria sui marchi.

La Dyson fabbrica un aspirapolvere senza sacchetto che raccoglie la sporcizia in un contenitore di plastica trasparente inserito nell’apparecchio. Nel 1996, la Dyson aveva depositato una domanda per registrare nel Regno Unito un marchio così descritto: Marchio consistente in una camera o recipiente raccoglitore trasparente costituente parte della superficie esterna di un aspirapolvere come indicato nella rappresentazione grafica . Alla descrizione era acclusa la rappresentazione di uno dei modelli di aspirapolvere senza sacchetto fabbricato e commercializzato dalla Dyson. La domanda riguardava prodotti in classe 9.

La domanda era stata respinta per mancanza di carattere distintivo. Il procedimento riguardante il ricorso contro questa decisione era giunto dinanzi la High Court of England and Wales, la quale aveva stabilito che, al tempo in cui la domanda era stata depositata, i consumatori associavano il contenitore di raccolta trasparente ad un aspirapolvere senza sacchetto e sapevano, dalla pubblicità e dall’assenza di prodotti concorrenti sul mercato la Dyson aveva conservato durante tutto il periodo un monopolio de facto su questo tipo di prodotti , che gli aspirapolvere senza sacchetto erano fabbricati dalla Dyson. Per contro, all’epoca la Dyson ancora non aveva pubblicizzato attivamente il contenitore di raccolta trasparente quale marchio.

La High Court si era perciò chiesta se un semplice monopolio di fatto sia sufficiente a conferire carattere distintivo, tenuto conto dell’associazione operata fra il prodotto e chi lo fabbrica, o se sia necessario esigere anche una promozione del segno quale marchio. Il procedimento era stato quindi sospeso al fine di porre alla Corte di Giustizia Europea una questione pregiudiziale mirante a stabilire, in sostanza, a quali condizioni un segno possa acquisire carattere distintivo ai sensi della direttiva sui marchi, quando, come nella fattispecie, l’operatore che ne ha fatto uso abbia detenuto un monopolio di fatto sul prodotto contraddistinto da tale segno prima di depositare la domanda di marchio.

Con sentenza del 25 gennaio 2007 nella causa C-231/03, la Corte di Giustizia Europea non ha risposto alla questione posta dalla High Court riguardante il carattere distintivo, poiché ha ritenuto che il marchio richiesto dalla Dyson non potesse essere registrato ai sensi della normativa comunitaria sui marchi.

La Corte di Giustizia ha osservato in primo luogo che, come la stessa Dyson aveva più volte precisato, la domanda mirava ad ottenere la registrazione di un marchio non per una o più forme determinate di contenitore di raccolta trasparente, ma per il contenitore di raccolta in quanto tale, dato che le forme rappresentate graficamente nella domanda erano, infatti, solo esemplificative di tale contenitore.

Tuttavia, per poter costituire un marchio ai sensi della normativa comunitaria, l’oggetto di una domanda deve costituire un segno, e deve poter essere oggetto di rappresentazione grafica.

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la rappresentazione contenuta nella domanda di registrazione presentata dalla Dyson non poteva essere assimilata all’oggetto della domanda poiché, come la Dyson ha più volte evidenziato, ne costituiva solamente un esempio. La forma, le dimensioni, la presentazione e la composizione di tale oggetto dipendono tanto dai modelli di aspirapolvere sviluppati dalla Dyson, quanto dalle innovazioni tecnologiche. Allo stesso modo, la trasparenza permette l’utilizzazione di vari colori. L’oggetto della domanda di registrazione riveste potenzialmente una moltitudine di aspetti differenti, non è dunque determinato, e consiste, in realtà, in una semplice proprietà del prodotto considerato. Esso non costituisce, allora, un segno ai sensi della normativa comunitaria sui marchi.

La risposta della Corte di Giustizia Europea è dunque stata che, secondo la normativa comunitaria sui marchi, l’oggetto di una domanda la quale verte su tutte le forme immaginabili di una camera ovvero di un recipiente raccoglitore trasparente, facente parte della superficie esterna di un aspirapolvere, non costituisce un segno nel senso di tali disposizioni e non è, pertanto, suscettibile di costituire un marchio.